L’Olympia di Manet ha scarpe verde bottiglia e capelli rossi: Rosso Parigi di Maureen Gibbon

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Non posso dire di essere espertissima in materia, ma quando ho dovuto preparare più di un esame ho studiato sulla Bibbia della Storia dell’Arte, il manuale di Giulio Carlo Argan. Il nozionismo annoia e Argan, che è la figura di riferimento per lo studio di questa materia in Italia, è riuscito a far rivivere su carta tutto l’umano che c’è nell’arte.  

Tenendo a mente questo aspetto di umano nell’arte, mi sono appassionata alla vita degli artisti e a tutto quello che ci girava intorno. Avevo già letto La ragazza con l’orecchino di perla, quando ancora non avevo una grande libreria personale, ma una zia che mi faceva da pusher di libri sì. Non mi sono fatta scappare la biografia di Frida Kahlo e adesso, di fronte alla vera storia di Victorine Meurent, musa di Manet, non potevo di certo restare indifferente.  

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Noi, Schiavi di un dio minore

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Spoiler: state per leggere qualcosa di tremendamente autobiografico. Dubito che la mia giovane esistenza e la mia poca esperienza interessino a qualcuno, ma raccontare queste cose mi aiuta e,  ovviamente, c’entra libro scelto per questo lunedì dei libri, quindi tant’è. 

Senso del tempo, speranza e disillusione in Storie di un’attesa

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In passato il verbo o, meglio, l’azione di attendere aveva un significato diverso rispetto ad oggi. Forse dovremmo dire che aveva significato, punto. Ora siamo troppo abituati a vivere nel “qui, adesso e subito”, c’è un bisogno reiterato di stare sempre sul pezzo (e i vari social, c’è da ammetterlo, servono proprio a questo). 

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Per come siamo abituati, sarebbe impensabile aspettare un’ora e mezza sotto casa della ragazza con cui si ha un appuntamento, senza pensare di mandarle un messaggino. A maggior ragione sarebbe quasi comico desiderare di portare avanti una lunghissima partita a scacchi via posta e finire ad aspettare per mesi le mosse di un avversario sconosciuto. Figuriamoci, a questo punto, quanto possa sembrare assurda e anacronistica l’idea, data certamente da un’illuminazione divina, di impiegare gli ultimi anni della propria vita a prepararsi per una spedizione in Terrasanta.

Sono queste le tre storie principali che Sergio Algozzino mescola insieme nel suo ultimo lavoro, il graphic novel Storie di un’attesa, uscito lo scorso aprile per Tunué.

Istanbul Istanbul: nella città di sotto l’inferno

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Non sono mai stata ad Istanbul, almeno fino a questo momento, e non sono neanche una grande conoscitrice di letteratura e cultura turca, ma mi è capitato di leggere questo romanzo che strega come una pozione e ferisce come la lama di un coltello, così ho deciso che da oggi in poi voglio approfondire l’argomento. Soprattutto alla luce dei recenti fatti di attualità. Servirsi della letteratura come specchio della realtà è sempre d’aiuto, specie per quelle tematiche che ci sembrano troppo lontane da essere capite solo guardando l’edizione serale del telegiornale.

“In realtà è una storia lunga, ma sarò breve.”

Niente è mai come sembra: la (nostra) vita con Mr Dangerous

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Ve lo dico sin da subito: mai avrei pensato, leggendo un romanzo a fumetti, di trovare, nella protagonista, una mia quasi-gemella… ma andiamo con ordine. 

Ogni storia porta dentro di sé un insegnamento, eppure sono poche quelle in grado di renderlo universale. Quando, poi, la scintilla arriva leggendo un graphic novel, niente di più inaspettato. Da anni ci si chiede se il genere del romanzo a fumetti debba entrare a pieno diritto nella letteratura. La risposta è sì, proprio per la sua capacità di rendere situazioni e stati d’animo con lausilio di tratto e parole scritte.

Ci riesce a meraviglia Paul Hornschemeier che, anni dopo Mamma, torna a casa (Tunué, 2007) presenta una nuova storia da cui imparare tanto, quella di La vita con Mr Dangerous.