Quando il ricordo si fa protagonista: La memoria di Old Jack di Wendell Berry

prime letture, recensioni

A voler individuare il momento topico di un romanzo americano assolato per atmosfere e colori, il primo che ho letto di Wendell Berry, in cui protagonista assoluto è Old Jack insieme alla memoria di chi ne ha vissute tante e che diventa palpabile, probabilmente, sarebbe proprio questo:

Anche se in questo momento è curvo sul suo bastone sotto il portico dell’hotel di Port William, lo sguardo fisso nella nella prima mattinata fresca di settembre del 1952, Jack non è lì. È a quattro miglia e sessantaquattro anni di distanza, all’epoca in cui aveva una musica dentro di sé e si sentiva leggero. Dalle abitudini di quell’epoca la mente plana di nuovo verso di lui come un uccello sulla testa di una statua, e un altro giorno della sua vecchiaia illumina la strada.

Questo perché, in una narrazione che inizia in medias res e che copre la durata di un solo giorno, queste poche righe, seppur non eslicitamente, spiegano già tutto: Jack Beechum, l’anziana memoria storica di Port William, è immobile come se fosse una statua, ma la sua mente vola lontano, all’indietro. Rivede persone a lui care: i suoi due fratelli maggiori caduti in guerra, sua madre straziata dal dolore, sua sorella e il marito che si occupano di lui, troppo piccolo per capire nitidatamente cosa gli stesse succedendo intorno; ricorda l’amore per la sua Ruth; rincontra chiunque abbia avuto minimo peso nella sua vita, sia in positivo che in negativo. D’altronde la memoria delle persone anziane serve a questo e le riveste di un rispetto che non è dovuto ad altri se non a loro.

Non ci sarebbe niente di eccezionale, se non fosse che, già a partire dal titolo, La memoria di Old Jack, con cui intendiamo proprio la sua facoltà di ripercorrere e fissare con la mente per poi raccontare a sé stesso e agli altri, si trovi qui a rappresentare quel dinamismo che si contrappone con grazia alla staticità della scena.

Old Jack è in piedi sull’orlo del portico e fissa la strada vuota di Port Willliam fin da prima dell’alba, e adesso il sole è comparso e lo ha ricoperto di luce dalla testa ai piedi: Ma non è ancora di calore, e lui, nonostante la pesante giacca di montone, continua a sentire freddo. Non ci fa caso. Quando è uscito di casa e si fermato in cima ai gradini, consapevole della direzione in cui il peso del corpo lo trascinava, si è puntellato con cautela sul bastone, e nel modo che negli ultimi tempi gli è diventato naturale è rimasto là.

Solo la mente si muove, allora, in un turbine di visi e situazioni che scorrono tra il passato, lontano e lontanissimo e recente e recentissimo, e il presente che vede il Vecchio Beechum immobile sull’orlo di un portico nella sua Port William, cittadina e comunità immaginaria nel Kentucky che Wendell Berry anima di personaggi e di storie anche nei suoi Jaber Crown, Hannah Coulter e Un posto nel mondo, tutti e tre portati in Italia da Edizioni Lindau e la cui bellezza si può vedere solo osservandone le copetine: illustrazioni graziose ed evocative che emanano, di volta in volta, una luce calda colorata. Stesso discorso vale per l’ultimo arrivato nella scuderia Berry di Lindau.

Non si tratta solo della percezione del singolo: Berry, con la sua scrittura scorrevole pur procedendo per salti onirici e giustapposizioni, fa in modo che la memoria di Old Jack si personifichi e diventi totalizzante e collettiva, per tutti gli abitanti della comunità.

Per quanto riesce a risalire con la memoria, Jack c’è sempre stato nei momenti di bisogno.

Così succede che, quando il ricordo si fa protagonista di una storia che trattiene tutta una vita e non solo quella, ci si ritrova fluttuanti tra le pareti labili di un altro tempo non muovendosi di un passo da un giorno ordinario della propria vita, giorno che per Old Jack si carica di un’importanza mai vista prima, proprio perché è l’ultimo.

Old Jack, e Wendell Berry con lui, ci offre una lettura capace di aprire mondi inaspettamente vicini. Anche solo nella nostra mente. Consigliato a chi vive il presente senza riuscirsi a staccare da avvenimenti del proprio passato, questo romanzo è un monito a non lasciare nulla al caso, un suono di armonica dedicato alla vita trascorsa nella sua pienezza, fino alla più veneranda delle età.

La memoria di Old Jack, Wendell Berry, Edizioni Lindau, pp. 240 (traduzione di Vincenzo Perna)

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La prima volta che ho letto Cioran: Divagazioni

approfondimenti, prime letture

Pur conoscendolo come filosofo e scrittore, prima d’ora non avevo mai approfondito nulla di Emil Cioran. La mia conoscenza restava ferma a qualche citazione da “Al culmine della disperazione”. 

Recupero in occasione della recentissima uscita, appena quattro giorni fa, per Edizioni Lindau di “Divagazioni”: saggio scritto in lingua romena appena dopo la seconda guerra mondiale, che segna il suo passaggio dalla madrelingua al francese. Proverò a lasciarvi tutte le impressioni date da questa mia prima lettura, non tralasciando diverse citazioni. Per “Divagazioni” Cioran ha scelto la forma dell’aforisma: per lasciare degli insegnamenti universali, sia per l’immediatezza che per tutta la filosofia che c’è dietro.