Un posto dove regna l’assenza: seguiamo Simona Binni a Silverwood Lake

quanto ci piacciono questi graphic novel?, recensioni

Ci sono giorni in cui solo una storia a fumetti può salvarti. A me succede spesso e, fortunatamente, posso correre ai ripari nel minor tempo possibile, dato che ne ne ho sempre qualcuno a portata di mano.

La settimana scorsa ho iniziato a leggere Silverwood Lake, l’ultimo lavoro di Simona Binni edito da Tunué nella collana Prospero’s Books: suo primo graphic novel rivolto ad un pubblico più maturo (non ho ancora letto Amina e il vulcano e Dammi la mano, suoi graphic novel pubblicati, sempre da Tunué, nei Tipitondi, ma qualcosa mi fa intuire che accadrà presto). Non era una bella giornata, ma non avrei mai potuto pensare che ci fosse lettura più adatta al mio stato d’animo. Non sono mai stata in California, non sono mai stata al lago, non sono mai stata in campeggio, tanto meno a non sono mai stata in campeggio al lago a Silverwood Lake, ma qualcuno c’è stato per me, vivendo più vite di altrettante generazioni, più o meno distanti tra loro.

C’è una storia dietro ogni persona.

C’è una ragione per cui loro sono quel che sono.

Loro non sono così perché lo vogliono.

Qualcosa nel passato li ha resi tali

e alcune volte è impossibile cambiarli.

Sigmund Freud

Questa è la loro storia, diversa come solo tante esistenze insieme possono esserlo, ma  universalmente valida. Simona Binni ha la capacità di raccontare questo mosaico di storie con la delicatezza del rosa tenue con cui con cui colora il tramonto sul lago, che potete ben vedere già dalla copertina.

In Silverwood Lake la trama o, meglio, le trame hanno un unico comune denominatore: l’assenza. Sarebbe anche superfluo anticiparvi che la storia principale è quella di Diego, giornalista di professione che, da ben diciassette anni non ha più notizie di suo padre, fino al giorno in cui viene convocato in ospedale per il riconoscimento di quello che ormai suo padre è diventato: vecchio, malato e, purtroppo, senza memoria a causa dell’Alzheimer. Il troppo rancore generato da anni e anni di assenza glielo impediscono. Così decide di partire. Il sud della California è la meta. A Silverwood Lake, per la precisione: luogo ameno che ospita un campeggio in cui chiunque può trovare rifugio. A patto che non rechi fastidio gli altri.

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Da buon giornalista Diego è lì per ricavarne un reportage, ma finirà per scavare nel passato. Il suo. Quello di suo padre. Di Ted, il burbero guardiano del lago. Di Costa, che si porta dentro il peso della sua scelta fatta per amore e le sue conseguenze. Di Celeste, giovanissima, che forse tra tutti è quella incarna meglio lo spirito dell’assenza. Di Memo, che, sfortunatamente e proprio per mano del passato, incontrerà la sua fine.

Importante la caratterizzazione totalmente emotiva della storia. Al personaggio che agisce si sostituisce l’intero bagaglio della sua anima, fatto di passato, rimorsi, scelte e mancanze. Quello che ne deriva è una dura lotta con sé stessi e contro chi ci ha lasciato solo: il senso dell’abbandono ristagna senza mai fluire proprio come le acque del fiume, buttando Diego e gli altri comprimari in un eterna condizione di angoscia e delusione.

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Il flusso narrativo segue perennemente un ritmo da climax, scandito solo da bruschi salti nel passato che ne rivelano il carattere cinematografico. Leggere l’ultimo lavoro di Simona Binni è come stare al cinema a vedere un film, magari in mezzo a tanta gente, ma sentirsi perennemente soli.

Il libro è strutturato in capitoli, sei in tutto, ognuno dei quali è aperto con una citazione d’autore mutuata da famosissime opere e capolavori della cultura pop che conosciamo molto bene: da Freud alla Dickinson, passando per Pulp Fiction fino a Haruki Murakami, la Binni svela pezzo per pezzo le sue storie, pur non dicendo nulla apertamente.

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Silverwood Lake è una storia a fumetti che potremmo definire toccante, straziante, utile alla riflessione, ma lascio a voi il compito di scegliere la descrizione giusta, dopo averlo divorato con lacrime agli occhi, come è successo a me. Una storia che ci insegna che, anche nella peggiore delle esperienze di vita, quando intorno a noi sembra esserci unicamente sconforto, il lieto fine non è mai escluso.

Silverwood Lake, Simona Binni, Tunué, pp. 168

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