La prima volta che ho letto Cioran: Divagazioni

approfondimenti, prime letture

Pur conoscendolo come filosofo e scrittore, prima d’ora non avevo mai approfondito nulla di Emil Cioran. La mia conoscenza restava ferma a qualche citazione da “Al culmine della disperazione”. 

Recupero in occasione della recentissima uscita, appena quattro giorni fa, per Edizioni Lindau di “Divagazioni”: saggio scritto in lingua romena appena dopo la seconda guerra mondiale, che segna il suo passaggio dalla madrelingua al francese. Proverò a lasciarvi tutte le impressioni date da questa mia prima lettura, non tralasciando diverse citazioni. Per “Divagazioni” Cioran ha scelto la forma dell’aforisma: per lasciare degli insegnamenti universali, sia per l’immediatezza che per tutta la filosofia che c’è dietro.

Avete mai letto qualcosa di questo filosofo rumeno naturalizzato francese pessimista, nichilista, straordinariamente lucido e sicuramente grande? Sì? Non ancora, proprio come me qualche giorno fa? Allora seguitemi.

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La prima volta che ho letto Cioran ho pensato a Derrida. Entrambi filosofi naturalizzati francesi, apolidi, cosmopoliti. Usano il francese senza che questo sia la propria lingua madre. Pian piano lo diventa, dà loro modo di esprimersi al meglio, ma non è mai totalmente il proprio idioma.

Nel suo saggio Il monolinguismo dell’altro Derrida afferma più volte, a partire dall’apertura e come se fosse un mantra, «Non ho che una lingua, e non è la mia». Si riferisce certamente al francese, che da franco-magrebino ha imparato quando viveva in Algeria, colonia della nazione europea. Questo suo dualismo linguistico esprime tutta la sua condizione di straniero. Allo stesso modo Cioran, in quanto apolide, in Divagazioni scivola letteralmente dal rumeno al francese, lingua che accoglierà il suo stato di straniero. E infatti nella lettura troviamo presto questo aforisma, che rispecchia appieno la sua condizione:

L’essere straniero in ogni Paese, in ogni mondo: elevare la tua condizione giuridica a una dignità metafisica.

La struttura aforistica di Divagazioni non costituisce un limite alla comprensione di ciò che il filosofo vuole comunicare. Tutt’altro. Questa forma dona immediatezza al sapere universale che vuole trasmetterci in pillole: non stanca, non annoia, non appesantisce. Si tratta di un libriccino che è capace di racchiudere in sé una potenza immensa. Quella di poter parlare della  sua condizione di straniero, del tempo, della vita e della morte, della fragilità umana.

Nelle città ho incontrato la morte negli occhi degli uomini; in natura, nel fremito delle foglie. E l’ho incontrata ancora più spesso nei silenzi del cuore.

Torna più volte il tema dell’essere straniero in terra d’altri, così come quello del silenzio che è indifferenza e si fa morte. Poi, come accennavamo anche per Derrida, Cioran si sofferma sull’importanza della parola come mezzo di comunicazione imprescindibile, che genera umanità e dona conforto quando c’è. Nel caso contrario ci si sente piccoli di fronte alla sterminata grandezza del mondo, dato che solo la parola ci dà l’esatta misura della piccolezza:

Quando si trascorrono giornate intere senza scambiare parola con un essere vivente, quando si dimenticano i propri simili e perfino la condizione umana, l’io si rivela una forza grande quanto il mondo. La conversazione ci offre la misura della nostra piccolezza, la solitudine la intensifica, ma in modo tale che la nostra piccolezza non è minore di quella del mondo.

In chiusura troviamo un Cioran lapidario, a cui poco serve un ulteriore commento. Basta solo leggerlo e far proprio sul piano personale ciò che il filosofo tende su quello dell’universale.

Nasciamo per attaccarci alle cose e alle idee; viviamo per congedarci dalle une e dalle altre.

La vita è la morte quotidiana della Convinzione.

Tra qualche tempo rileggerò di sicuro Divagazioni, per far sì che queste mie impressioni post prima lettura non restino tali e perché penso che il testo abbia molto altro da insegnarmi.

Una lettura di certo impegnativa, ma per nulla sfiancante, che vi consiglio già solo per la bellissima illustrazione di copertina, che ripropone un Caspar David Friedrich del 1835.

Divagazioni, Emil Cioran, pp. 112, Edizioni Lindau (con la traduzione e la curatela di Horia Corneliu Cicortaş) 

Nei prossimi giorni potrete leggere interessanti articoli riguardo Cioran e Divagazioni anche su Retablo di parole, Non riesco a saziarmi di libri, Un Antidoto Contro La Solitudine e Scratchbook. Non perdeteli di vista!

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3 pensieri su “La prima volta che ho letto Cioran: Divagazioni

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