Noi, Schiavi di un dio minore

recensioni

Spoiler: state per leggere qualcosa di tremendamente autobiografico. Dubito che la mia giovane esistenza e la mia poca esperienza interessino a qualcuno, ma raccontare queste cose mi aiuta e,  ovviamente, c’entra libro scelto per questo lunedì dei libri, quindi tant’è. 

Ho venticinque anni, ancora studio e no, nessuno mi ha mai pagato per svolgere funzione alcuna, quindi sì, possiamo tranquillamente dire che non lavoro. Si spera che un giorno non molto lontano lo farò, però. Mi sono laureata una prima volta e ho deciso di continuare, specializzandomi in qualcosa che mi piace, anche se in molti, qua intorno, dicono che tanto è inutile. A volte l’ho pensato anch’io. Spesso, a dire il vero. Credo di conoscere più o meno a cosa andrò incontro. Mi sono già arrabbiata circa un milione di volte perché so che, probabilmente, non riuscirò mai ad avere un lavoro che mi permetta di fare ciò che mi piace davvero. Pazienza, si vedrà, mai dire mai, non è colpa nostra, è colpa della società, della generazione di cui siamo figli, non so quanto possa essere vero, ma ripetersi queste cose come un mantra può essere utile in quei giorni in cui proprio non vorresti alzarti dal letto perché tanto è inutile. Continuo a fare proprio quello che mi piace e sì, lo faccio anche gratis.

Intanto ho letto un saggio appena uscito per UTET, Schiavi di un dio minore. Il sottotitolo è ancor più esplicativo e disarmante del titolo: Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro di oggi. Un’analisi così lucida e dettagliata sulla situazione attuale, specie quella dei giovani sottopagati e bistrattati, la nostra, scritta a quattro mani da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini. Un’indagine forte, spiazzante e documentata, che non lascia fuori niente e nessuno. Infrange tutti gli ologrammi di una facile illusione, niente specchietti per le allodole in questo racconto unico diviso in più parti che diventano volti, vite e nazionalità diverse. Un libro che sa di storia vera e che, proprio per questo motivo, ne contiene molte. Con uno sguardo ai dati e uno alla dignità e al rispetto delle persone.

C’è una generazione da sacrificare. A cui offrire lavoro come briciole che cadono dalla tovaglia e prevenendone il lamento, come si fa con gli schiavi, che finché non sono consapevoli che il buon padrone è comunque un padrone non riescono a ribellarsi.

Le storie raccontate da Arduino e Lipperini sembrano proprio delle istantanee scattate per non dimenticare gli schiavi di oggi.

Come, vi chiedete, esistono  davvero gli schiavi, ancora oggi? Certo che sì.

Pensate per un momento al giovane dipendente di Roadhouse che viene assunto con la speranza di diventare manager e che, invece, si ritrova a pregare di non dover scontare le sue ore lavorative davanti a una friggitrice. Ai braccianti, stranieri e no, che muoiono sotto il sole, impegnati a raccogliere pomodori e uva sotto lo sguardo vigile del caporalato. Alla neoassunta della Foxxconn, mega azienda cinese che fabbrica i pezzi con cui vengono assemblati i nostri smartphone (iPhone o altro poco importa), che non ha più un nome ma viene identificata con F9327140, lavora tutto il giorno sotto stretto controllo e non dorme mai. Non ti puoi ammalare, non puoi neanche stare in bagno un minuto in più del dovuto, ti sorvegliano. Già è tanto che non ti butti dalla finestra. Stessa sorte tocca al magazziniere di Amazon che percorre a piedi ogni giorno distanze indicibili da un punto a un altro della base, per poi ritrovarsi faccia a terra tra scaffali pieni di contenitori coloratissimi Tupperware che non aspettano altro, se non la vostra schiscetta. Alle donne sfruttate dalle aziende tessili che subappaltano commissioni per i grandi marchi internazionali: tanta manodopera a prezzi piccolissimi. Arriviamo così alle case editrici che non pagano gli stagisti, i traduttori, i collaboratori esterni, così come ai colossi della ristorazione che promettono l’eccellenza italiana, ma cucinano cibo precotto al sapore di contratto precario.

Gli schiavi sono loro. Gli schiavi siamo anche e soprattutto noi.

Nel saggio non manca la perfetta definizione di schiavo, sempre con dati alla mano:

(…) si definisce schiavo chi compie lavori forzati, ovvero prestazioni professionali non svolte volontariamente o dietro compenso, ma sotto minaccia o costrizione fisica. D’abitudine non  vengono considerati sinonimi di schiavitù i lavori sottopagati o svolti in condizioni inadeguate: ma accoglie la definizione la Walk of Life Foundation, associazione australiana per la lotta alla schiavitù che da due anni propone il “Global Slavery Index”, secondo il quale gli schiavi nel mondo sono 35,8 milioni, e nessuno dei 167 Paesi considerati dall’indice ne è completamente privo.  Se ve lo chiedete, sì, c’è l’Italia (è al 146° posto, al 20° in Europa), dove si troverebbero 11400 persone in stato di schiavitù.

Schiavi di un dio minore, pur essendo un saggio, non è un libro difficile. Va letto, anche se fa male. Si tratta di una lettura capace di aumentare la conoscenza e la consapevolezza di quello che siamo, in questa società che vorrebbe ridurci (e il più delle volte ci riesce pure) a dei robot tuttofare senza vita e senza soddisfazione.

Chi è questo dio minore? Ha diverse forme: quella dei soldi, del Sistema, del lavoro che c’è o non c’è in generale. Chi sono gli schiavi? Oltre ai protagonisti dell’indagine che già citati per sommi capi, siamo noi. Tutti, senza esclusione. Anche quando cerchiamo di negare l’evidenza.

Non siamo schiavi, ci diciamo, certo, mentre non perdiamo una mail, un commento, una condivisione, sottraendo tempo al sonno, all’amore, al cibo, alla lettura, al piacere. «Ma a un androide non si può far niente, perché se ne strafregano», scrive Philip K. Dick in Gli androidi sognano pecore elettriche? No, a un androide non si può far niente.

Schiavi di un dio minore vi farà arrabbiare, piangere, maledire il mondo, riflettere. Direte: cavolo, ma questa/o sono io, possibile che mi meriti di vivere e lavorare in questa situazione? Possibile che nessuno si accorga di niente? , vi chiederete più volte.

Se ne accorgono, come se non se ne accorgono: è che a loro fa comodo così.

E a voi?

Schiavi di un dio minore, Giovanni Arduino e Loredana Lipperini, UTET, pp. 158

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2 pensieri su “Noi, Schiavi di un dio minore

  1. Io ho qualche anno più di te, eppure, leggendoti, mi ritrovo spessissimo nei tuoi status e nelle tue parole… come credo che mi ritroverei anche in questo libro, su cui avevo messo gli occhi ancor prima che uscisse.
    E niente, vorrei tanto poter dirti che tutto questo cambierà, ma non ne sono ancora sicura.
    Intanto, coraggio. E solidarietà soprattutto.

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